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June 22 Ecco le ultime tartarughe:
1136: tartaruga temperamatite. Daniela&Davide
1137: tartaruga in ceramica di Caltagirone. Maria Grimaudo
1138: Baby Turtle # 1747 "Rincababy Collection" De Rosa Rinconada
1139: Baby Galapagos Turtle # 1712 "Rincababy Collection" De Rosa Rinconada
 
1140: Land Turtle # 705 "Silver Anniversary Collection" De Rosa Rinconada
1141: tartaruga salvadanaio. Daniela&Davide
 
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LPP
June 15
| Preghiere di San Vito
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O Signore, Dio Onnipotente, che mostri la tua forza nei deboli e la tua grandezza nei piccoli, ti ringraziamo per avere rivelato la tua potenza nella debolezza del giovane Santo campione della fede e celeste protettore delle nostre città.
Glorioso martire san Vito, a te oggi noi affidiamo le città che ti acclamano loro patrono. Custodiscile, difendile, proteggile. Siano sane le famiglie, siano illuminati i governanti, regni ovunque la solidarietà e la collaborazione.
Custodisci, difendi, proteggi i nostri giovani perché siano la speranza di un domani migliore, e i nostri anziani perché siano maestri di vita. Custodisci, difendi, proteggi i nostri Comuni, perché fedeli alla tradizione cristiana, custodiscano i valori che fondano la loro antica civiltà. Custodisci, difendi, proteggi le nostre città perché nello sviluppo moderno non vada perduto il bene di una armonia tra i cittadini, le Istituzioni, e la Chiesa.
Custodisci, difendi, proteggi gli amministratori della cosa pubblica e tutti coloro che hanno pubbliche responsabilità, perchè siano sempre attenti ai bisogni dei più deboli e indifesi e promuovano con onestà e saggezza ciò che giova al bene di tutto il popolo.
Fà che le città e i paesi che si gloriano del tuo nome e del tuo patrocinio brillino tra le comunità grandi e piccole del consorzio umano per l'intraprendenza, la forza, il coraggio e l'onestà dei loro abitanti.
fonte: www.sanvitoitalia.it |
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San Vito Martire
Storia del Santo
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Vito fu un giovane campione della fede dei primi secoli cristiani. Subì il martirio sotto Diocleziano tra la fine del III e l'inizio del IV sec. d.C.
· Il Sacramentario Geronimiano riporta la sua festa il 15 giugno in Lucania · Papa Gelasio ( V sec) ci informa di una chiesa a Roma a Lui dedicata · Diverse testimonianze del VI sec. ci informano di chiese a lui dedicate in Sicilia e in Sardegna. Tra le fonti storiche, la sua festa è attestata · Sacramentario Gelasiano · Martirologi storici · Calendario Marmoreo di Napoli · Da tutti i Sinassari bizantini
Vita di San Vito Secondo la Passio del VII sec
Della sua vita conosciamo ciò che ci riporta una Passio del VII sec. Secondo la narrazione della Passio, Vito è un fanciullo siciliano di fede cristiana e operatore di grandi prodigi. Valeriano, prefetto della Sicilia, lo fa arrestare con l'aiuto dello stesso suo genitore per costringerlo a rinunciare alla fede. Un angelo lo libera. Insieme al pedagogo Modesto e alla nutrice Crescenza s'imbarca, sotto la guida celeste, alla volta della Lucania, dove sbarca presso la foce del Sele. La sua fama raggiunge la corte dell'Imperatore Diocleziano che lo chiama per guarire la figlia posseduta da un demonio. Nonostante tutto, vittima dell'ingratitudine, Vito è condannato a diverse torture e infine al supplizio della catasta.
VITA DI SAN VITO (tra storia e leggenda)
Vito nacque a Mazara, antica città della Sicilia Occidentale, da Ila idolatra e di nobile stirpe e da Bianca, virtuosa Matrona cristiana, il 286 dopo Cristo. Pochi giorni dopo la nascita di Vito moriva la madre. Iddio dispose gli eventi in modo che al tenero lattante fosse dato per nutrice una cristiana: Crescenzia, donna nobile di nascita, caduta in disgrazia, radicata nella fede cristiana e piena di virtù. Di recente le erano morti il marito e il figlio. Ancora in tenera età, Vito fu affidato al precettore Modesto, perché lo istruisse nelle lettere. Anche Modesto però era un fedele discepolo di Cristo. Alla scuola della nutrice Crescenzia e del pio Modesto, Vito fece grandi progressi nella coscienza e nella pratica della vita cristiana, tanto da chiedere il battesimo. Ila, venuta a conoscenza della fede di Vito, usò tutti mezzi per riportarlo all'idolatria, ma inutilmente. Reggeva, in quel tempo , le sorti dell'impero Diocleziano, il quale, con feroci editti, voleva fare annegare nel sangue il Cristianesimo. Valeriano governava la Sicilia in qualità di preside e fu strumento degli imperiali furori. Vito fu condotto davanti ai tribunali di Valeriano e fu accusato d'essere cristiano. Il preside, prima con le buone maniere, poi con le minacce, cercava di fargli rinnegare la fede e di riportarlo al culto degli dei dell'impero. Visto inutile ogni tentativo, stendendo il suo braccio destro, ordinò che fosse flagellato con le verghe. Si tramanda che, a seguito dell'ordine dato, il braccio di Valeriano sia stato fulmineamente colpito da paralisi e che abbia riacquistato movimento per l'intercessione di Vito. Turbato da simili avvenimenti, Valeriano riconsegnò Vito al padre, desistendo cos" dalla persecuzione contro il Santo. I tentativi di ricondurre il figlio alla fede pagana furono ripresi, anche se inutilmente, dal padre. La casa d'Ila diventa per Vito luogo di tentazione e di pericolo per la sua fede. Il giovane atleta di Cristo per nulla intimorito dalle subite torture fuggì dalla casa paterna con i suoi educatori. Imbarcandosi di notte tempo su di una nave, ormeggiata al vicino lido, per divino favore, guidata dall'Angelo del Signore in veste di nocchiero, si rifugiò a Capo Egitarso (l'odierno Capo San Vito - San Vito Lo Capo) sperando di trovarvi la tranquillità. Dopo qualche tempo, riconosciuto, fu costretto a riprendere la peregrinazione. Dal Capo Egitarso il Santo giovanetto, in compagnia dei suoi educatori, andò ramingo in diversi luoghi della Sicilia. A lui si attribuiscono vari miracoli. Celebre, fra tanti, quello operato nelle vicine contrade di Regalbuto ove, in nome di Gesù, risuscitò, dalla morte un fanciullo, sbranato e ucciso dai cani. Con Modesto e Crescenzia, s'imbarcò e raggiunse il golfo di Salerno. Suo unico intento era di far conoscere Gesù Cristo. Nella Campania e nella Lucania il Santo giovanetto ammaestrava la gente idolatra alla verità della fede cristiana; molti si convertirono. Intanto, il figlio di Diocleziano era tormentato maledettamente dal demonio. Alcuni soldati, allora, per ordine dell'imperatore, andarono in cerca di Vito e, trovatolo presso il fiume Sele, lo condussero a Diocleziano. Per intercessione di Vito, il figlio dell'imperatore fu liberato dalle vessazioni del demonio. Diocleziano, ingrato, prima con carezze e promesse, poi con minacce, pretendeva che Vito rinnegasse Gesù per adorare la falsa divinità. Visto inutile ogni tentativo, lo fece rinchiudere in un'oscura prigione; lo sottopose a varie torture L'esposizione davanti ad un cane idrofobo; miracolosamente sarebbero sempre usciti illesi. Da ultimo sarebbero stati sottoposti alla terribile tortura della "catasta". Con tale martirio Vito, Modesto e Crescenzia diedero l'estrema loro testimonianza. Era il 15 Giugno del 299 (o del 304 d.C.)
fonte: www.sanvitoitalia.it
| June 13
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. Ho detto a Dio: "Sei tu il mio Signore, senza di te non ho alcun bene". Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, è tutto il mio amore. Si affrettino altri a costruire idoli: io non spanderò le loro libazioni di sangue né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi. Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, è magnifica la mia eredità. Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio cuore mi istruisce. Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra. June 12 Buon giorno!
Ecco le foto delle ultime arrivate:
Felice giornata
LPP June 10
Suite n°3 - Aria sulla quarta corda
Johann Sebastian Bach
Per Elisa
Alice, 1981
Per Elisa vuoi vedere che perderai anche me. Per Elisa non sai più distinguere che giorno è e poi, non è nemmeno bella. Per Elisa paghi sempre tu e non ti lamenti per lei ti metti in coda per le spese e il guaio è che non te ne accorgi. Con Elisa guardi le vetrine e non ti stanchi lei ti lascia e ti riprende come e quando vuole lei riesce solo a farti male. Vivere vivere vivere non è più vivere, lei ti ha plagiato, ti ha preso anche la dignità. Fingere fingere fingere non sai più fingere senza di lei, senza di lei ti manca l'aria. Senza Elisa, non esci neanche a prendere il giornale con me riesci solo a dire due parole ma noi, un tempo ci amavamo. Con Elisa guardi le vetrine e non ti stanchi, lei ti lascia e ti riprende come e quando vuole lei riesce solo a farti male. Vivere Vivere Vivere non è più vivere lei ti ha plagiato, ti ha preso anche la dignità, fingere fingere fingere non sai più fingere senza di lei, senza di lei ti manca l'aria. Vivere non è più vivere per Elisa, con Elisa!
May 29
Chi (Who)
Aram Quartet
Chi canta ha una visione un po’ strana della musica chi scrive è costretto a rispettare i limiti del foglio chi si dedica all’ozio dovrebbe fare sport e a 40 anni cambiare mestiere chi è distratto è quasi sempre il solito chi arriva in ritardo mi saluta con le scuse chi vuole tutto non avrà niente
Chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere(X2) chi vive ai margini rispetta solo i suoi simili(X2) chi si pente si arrampica sui vetri(X2) chi parla molto bene non fa le frasi fatte ma tradire è il fare che dimezza l’amore
Oggi sono pigro, vuoto e desolato non ho per niente freddo e neanche paura chi apre la mia porta dovrebbe poi richiuderla sia che resti sia che decida di andare via
Chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere(X2) chi fa giochi di parole non parla seriamente(X2) chi racconta barzellette non ha altri argomenti(X2) chi interroga i recenti ha paura del futuro chi dice le bugie non ha figli ma manie
chi controlla il passato controlla il futuro chi controlla il presente controlla il passato chi controlla il passato controlla il fututo chi controlla il presente controlla il passato e chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere chi fa giochi di parole non parla seriamente chi racconta barzellette ha finito gli argomenti chi interroga i recenti ha paura del futuro chi fa giochi di parole non parla seriamente chi dice le bugie non ha figli ma manie May 28
Amy Winehouse - Rehab
They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' Yes I've been black but when I come back you'll know know know I ain't got the time and if my daddy thinks I'm fine He's tried to make me go to rehab but I won't go go go
I'd rather be at home with ray I ain't got seventy days Cause there's nothing There's nothing you can teach me That I can't learn from Mr Hathaway
I didn't get a lot in class But I know it don't come in a shot glass
They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' Yes I've been black but when I come back you'll know know know I ain't got the time and if my daddy thinks I'm fine He's tried to make me go to rehab but I won't go go go
The man said 'why do you think you here' I said 'I got no idea I'm gonna, I'm gonna lose my baby so I always keep a bottle near' He said 'I just think your depressed, this me, yeah baby, and the rest'
They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' Yes I've been black but when I come back you'll know know know
I don't ever wanna drink again I just ooh I just need a friend I'm not gonna spend ten weeks have everyone think I'm on the mend
It's not just my pride It's just 'til these tears have dried
They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' Yes I've been black but when I come back you'll know know know I ain't got the time and if my daddy thinks I'm fine He's tried to make me go to rehab but I won't go go go
Hanno provato a farmi andare in riabilitazione ma io ho detto "no no no" si mi sono infuriata ma quando tornerò tu saprai saprai non ho il tempo e se mio padre crede che io stia bene vuol dire che è stanco di provare a mandarmi in riabilitazione ma non andrò non andrò non andrò
piuttosto me ne starei a casa con Ray non ho 17 giorni perchè non c'è niente non c'è niente che tu puoi insegnarmi che io non possa imparare da Mr.Hathaway
non sono stato fortunata in classe ma so che la fortuna non arriva in un bicchiere d'oro*
hanno provato a farmi andare in riabilitazione ma io ho detto "no no no" si mi sono infuriata ma quando tornerò tu saprai saprai non ho il tempo e se mio padre crede che io stia bene vuol dire che è stanco di provare a mandarmi in riabilitazione ma non andrò non andrò non andrò
quell'uomo ha detto "perchè credi di essere qui?" io ho risposto "non ne ho idea, perderò, perderò il mio tesoro, quindi mi tengo sempre vicina una bottiglia" lui ha detto "penso solo che tu sia depressa baciami qui e poi và a riposarti, tesoro"
hanno provato a farmi andare in riabilitazione ma io ho detto "no no no" si mi sono infuriata ma quando tornerò tu saprai saprai non ho il tempo e se mio padre crede che io stia bene vuol dire che è stanco di provare a mandarmi in riabilitazione ma non andrò non andrò non andrò
non voglio bere mai più ho solo bisogno di un amico non passerò dieci settimane qui mentre tutti pensano che stia in via di guarigione
non è solo questione di orgoglio è solo per le lacrime che ho buttato
hanno provato a farmi andare in riabilitazione ma io ho detto "no no no" si mi sono infuriata ma quando tornerò tu saprai saprai non ho il tempo e se mio padre crede che io stia bene vuol dire che è stanco di provare a mandarmi in riabilitazione ma non andrò non andrò non andrò
NON TI SCORDAR MAI DI ME
Giusy Ferreri
E se fossi qui con me questa sera Sarei felice e tu lo sai. Starebbe meglio anche la luna, ora più piccola che mai. Farei anche a meno della nostalgia Che da lontano Torna a portarmi via Del nostro amore solo una scia Che il tempo poi cancellerà E nulla sopravviverà.
Non ti scordar mai di me, di ogni mia abitudine, in fondo siamo stati insieme e non è solo un piccolo particolare. Non ti scordar mai di me, della più incantevole fiaba che abbia mai scritto, un lieto fine era previsto e assai gradito.
Forse è anche stata un po’ colpa mia Credere fosse per l’eternità. A volte tutto un po’ si consuma, senza preavviso se ne va.
Non ti scordar mai di me, di ogni mia abitudine, in fondo siamo stati insieme e non è solo un piccolo particolare. Non ti scordar mai di me, della più incantevole fiaba che abbia mai scritto, un lieto fine era previsto e assai gradito.
Non ti scordar… Non ti scordar…
Non ti scordar mai di me, di ogni mia abitudine, in fondo siamo stati insieme e non è solo un piccolo particolare. Non ti scordar mai di me, della più incantevole fiaba che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito.
Remedios
Giusy Ferreri
Remedios, niña pequeña, chiquita, hermosa, preciosa
Linda niñita quedada así, sentada en la orilla del mar
y las manos llenas de perlas
el sol en tu frente y en la sonrisa
blanca orquidea, alma y paloma
y la alegría, tú cantas consuelo,
tú cantas esperanza, tú cantas remedios,
espera que un día yo pueda decirte:
"te quiero pequeña, chiquita, preciosa,
hermosa, piccola, piccola, piccola, piccola, pico, pico, pico..."
Tu historia, una vez, nos la contó,
dios, tu hermanito con su guitarra,
tú estabas dormida baja la luna,
tú estabas feliz, pequeña Remedios,
espera que un día yo pueda decirte:
"te quiero, pequeña, chiquita, preciosa,
hermos, piccola, piccola, piccola,
piccola, pico, pico, pico..."
El sol en tu frente y en la sonrisa,
blanca orguidea, alma y paloma
y la alegría, tú cantas consuelo,
tú cantas esperanza, tú cantas remedios
espera que un día yo pueda decirte:
"te quiero, pequeña, chiquita, preciosa,
hermos, piccola, piccola, piccola,
piccola, pico, pico, pico..."
Bang bang
Giusy Ferreri
I was five and you were six We rode on horses made of sticks I wore black you wore white You would always win the fight
Bang bang you shot me down Bang bang I hit the ground Bang bang that awful sound Bang bang my baby shot me down
Seasons came and changed the time I grew up I called you mine You would always laugh and say Remember when we used to play
Bang bang I shot you down Bang bang you hit the ground Bang bang that awful sound Bang bang my baby to shot you down
Son passati gli anni e poi noi ci siamo innamorati correvamo per i prati tu scherzavi insieme a me
A vent'anni all'improvviso Senza dir perché né dove mi hai lasciato mi hai ucciso Come fosse un colpo al cuor
Bang bang, per ridere Bang bang, sparami a me Bang bang, e vincerà Bang bang, che al cuore colpirà
Bang bang that awful sound Bang bang my baby to shot you down
May 22
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Santa Rita da Cascia Vedova e religiosa
22 maggio - Memoria Facoltativa

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Roccaporena, presso Cascia, Perugia, c. 1381 - Cascia, Perugia, 22 maggio 1447
La tradizione ci racconta che, portata alla vita religiosa, fu data in sposa ad un uomo brutale e violento che, convertito da lei , venne in seguito ucciso per una vendetta. I due figli giurarono di vendicarlo e Rita, non riuscendo a dissuaderli, pregò Dio farli piuttosto morire. Quando ciò si verificò, Rita si ritirò nel locale monastero delle Agostiniane di Santa Maria Maddalena. Qui condusse una santa vita con una particolare spiritualità in cui veniva privilegiata la Passione di Cristo. Durante un'estasi ricevette una speciale stigmata sulla fronte, che le rimase fino alla morte. La sua esistenza di moglie di madre cristiana, segnata dal dolore e dalle miserie umane, è ancora oggi un esempio.
Patronato: Donne maritate infelicemente, Casi disperati
Etimologia: Rita = accorc. di Margherita
Martirologio Romano: Santa Rita, religiosa, che, sposata con un uomo violento, sopportò con pazienza i suoi maltrattamenti, riconciliandolo infine con Dio; in seguito, rimasta priva del marito e dei figli, entrò nel monastero dell’Ordine di Sant’Agostino a Cascia in Umbria, offrendo a tutti un sublime esempio di pazienza e di compunzione.
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Fra le tante stranezze o fatti strepitosi che accompagnano la vita dei santi, prima e dopo la morte, ce n'è uno in particolare che riguarda s. Rita da Cascia, una delle sante più venerate in Italia e nel mondo cattolico, ed è che essa è stata beatificata ben 180 anni dopo la sua morte e addirittura proclamata santa a 453 anni dalla morte. Quindi una santa che ha avuto un cammino ufficiale per la sua canonizzazione molto lento (si pensi che sant’Antonio di Padova fu proclamato santo un anno dopo la morte), ma nonostante ciò s. Rita è stata ed è una delle più venerate ed invocate figure della santità cattolica, per i prodigi operati e per la sua umanissima vicenda terrena. Rita ha il titolo di “santa dei casi impossibili”, cioè di quei casi clinici o di vita, per cui non ci sono più speranze e che con la sua intercessione, tante volte miracolosamente si sono risolti. Nacque intorno al 1381 a Roccaporena, un villaggio montano a 710 metri s. m. nel Comune di Cascia, in provincia di Perugia; i suoi genitori Antonio Lottius e Amata Ferri erano già in età matura quando si sposarono e solo dopo dodici anni di vane attese, nacque Rita, accolta come un dono della Provvidenza. La vita di Rita fu intessuta di fatti prodigiosi, che la tradizione, più che le poche notizie certe che possediamo, ci hanno tramandato; ma come in tutte le leggende c’è alla base senz’altro un fondo di verità. Si racconta quindi che la madre molto devota, ebbe la visione di un angelo che le annunciava la tardiva gravidanza, che avrebbero ricevuto una figlia e che avrebbero dovuto chiamarla Rita; in ciò c’è una similitudine con s. Giovanni Battista, anch’egli nato da genitori anziani e con il nome suggerito da una visione. Poiché a Roccaporena mancava una chiesa con fonte battesimale, la piccola Rita venne battezzata nella chiesa di S. Maria della Plebe a Cascia e alla sua infanzia è legato un fatto prodigioso; dopo qualche mese, i genitori, presero a portare la neonata con loro durante il lavoro nei campi, riponendola in un cestello di vimini poco distante. E un giorno mentre la piccola riposava all’ombra di un albero, mentre i genitori stavano un po’ più lontani, uno sciame di api le circondò la testa senza pungerla, anzi alcune di esse entrarono nella boccuccia aperta depositandovi del miele. Nel frattempo un contadino che si era ferito con la falce ad una mano, lasciò il lavoro per correre a Cascia per farsi medicare; passando davanti al cestello e visto la scena, prese a cacciare via le api e qui avvenne la seconda fase del prodigio, man mano che scuoteva le braccia per farle andare via, la ferita si rimarginò completamente. L’uomo gridò al miracolo e con lui tutti gli abitanti di Roccaporena, che seppero del prodigio. Rita crebbe nell’ubbidienza ai genitori, i quali a loro volta inculcarono nella figlia tanto attesa, i più vivi sentimenti religiosi; visse un’infanzia e un’adolescenza nel tranquillo borgo di Roccaporena, dove la sua famiglia aveva una posizione comunque benestante e con un certo prestigio legale, perché a quanto sembra ai membri della casata Lottius, veniva attribuita la carica di ‘pacieri’ nelle controversie civili e penali del borgo. Già dai primi anni dell’adolescenza Rita manifestò apertamente la sua vocazione ad una vita religiosa, infatti ogni volta che le era possibile, si ritirava nel piccolo oratorio, fatto costruire in casa con il consenso dei genitori, oppure correva al monastero di Santa Maria Maddalena nella vicina Cascia, dove forse era suora una sua parente. Frequentava anche la chiesa di S. Agostino, scegliendo come suoi protettori i santi che lì si veneravano, oltre s. Agostino, s. Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, canonizzato poi nel 1446. Aveva tredici anni quando i genitori, forse obbligati a farlo, la promisero in matrimonio a Fernando Mancini, un giovane del borgo, conosciuto per il suo carattere forte, impetuoso, perfino secondo alcuni studiosi, brutale e violento. Rita non ne fu entusiasta, perché altre erano le sue aspirazioni, ma in quell’epoca il matrimonio non era tanto stabilito dalla scelta dei fidanzati, quando dagli interessi delle famiglie, pertanto ella dovette cedere alle insistenze dei genitori e andò sposa a quel giovane ufficiale che comandava la guarnigione di Collegiacone, del quale “fu vittima e moglie”, come fu poi detto. Da lui sopportò con pazienza ogni maltrattamento, senza mai lamentarsi, chiedendogli con ubbidienza perfino il permesso di andare in chiesa. Con la nascita di due gemelli e la sua perseveranza di rispondere con la dolcezza alla violenza, riuscì a trasformare con il tempo il carattere del marito e renderlo più docile; fu un cambiamento che fece gioire tutta Roccaporena, che per anni ne aveva dovuto subire le angherie. I figli Giangiacomo Antonio e Paolo Maria, crebbero educati da Rita Lottius secondo i principi che le erano stati inculcati dai suoi genitori, ma essi purtroppo assimilarono anche gli ideali e regole della comunità casciana, che fra l’altro riteneva legittima la vendetta. E venne dopo qualche anno, in un periodo non precisato, che a Rita morirono i due anziani genitori e poi il marito fu ucciso in un’imboscata una sera mentre tornava a casa da Cascia; fu opera senz’altro di qualcuno che non gli aveva perdonato le precedenti violenze subite. Ai figli ormai quindicenni, cercò di nascondere la morte violenta del padre, ma da quel drammatico giorno, visse con il timore della perdita anche dei figli, perché aveva saputo che gli uccisori del marito, erano decisi ad eliminare gli appartenenti al cognome Mancini; nello stesso tempo i suoi cognati erano decisi a vendicare l’uccisione di Fernando Mancini e quindi anche i figli sarebbero stati coinvolti nella faida di vendette che ne sarebbe seguita. Narra la leggenda che Rita per sottrarli a questa sorte, abbia pregato Cristo di non permettere che le anime dei suoi figli si perdessero, ma piuttosto di toglierli dal mondo, “Io te li dono. Fà di loro secondo la tua volontà”. Comunque un anno dopo i due fratelli si ammalarono e morirono, fra il dolore cocente della madre. A questo punto inserisco una riflessione personale, sono del Sud Italia e in alcune regioni, esistono realtà di malavita organizzata, ma in alcuni paesi anche faide familiari, proprio come al tempo di s. Rita, che periodicamente lasciano sul terreno morti di ambo le parti. Solo che oggi abbiamo sempre più spesso donne che nell’attività malavitosa, si sostituiscono agli uomini uccisi, imprigionati o fuggitivi; oppure ad istigare altri familiari o componenti delle bande a vendicarsi, quindi abbiamo donne di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di faide familiari, ecc. Al contrario di s. Rita che pur di spezzare l’incipiente faida creatasi, chiese a Dio di riprendersi i figli, purché non si macchiassero a loro volta della vendetta e dell’omicidio. S. Rita è un modello di donna adatto per i tempi duri. I suoi furono giorni di un secolo tragico per le lotte fratricide, le pestilenze, le carestie, con gli eserciti di ventura che invadevano di continuo l’Italia e anche se nella bella Valnerina questi eserciti non passarono, nondimeno la fame era presente. Poi la violenza delle faide locali aggredì l’esistenza di Rita Lottius, distruggendo quello che si era costruito; ma lei non si abbatté, non passò il resto dei suoi giorni a piangere, ma ebbe il coraggio di lottare, per fermare la vendetta e scegliere la pace. Venne circondata subito di una buona fama, la gente di Roccaporena la cercava come popolare giudice di pace, in quel covo di vipere che erano i Comuni medioevali. Esempio fulgido di un ruolo determinante ed attivo della donna, nel campo sociale, della pace, della giustizia. Ormai libera da vincoli familiari, si rivolse alle Suore Agostiniane del monastero di S. Maria Maddalena di Cascia per essere accolta fra loro; ma fu respinta per tre volte, nonostante le sue suppliche. I motivi non sono chiari, ma sembra che le Suore temessero di essere coinvolte nella faida tra famiglie del luogo e solo dopo una riappacificazione, avvenuta pubblicamente fra i fratelli del marito ed i suoi uccisori, essa venne accettata nel monastero. Per la tradizione, l’ingresso avvenne per un fatto miracoloso, si narra che una notte, Rita come al solito, si era recata a pregare sullo “Scoglio” (specie di sperone di montagna che s’innalza per un centinaio di metri al disopra del villaggio di Roccaporena), qui ebbe la visione dei suoi tre santi protettori già citati, che la trasportarono a Cascia, introducendola nel monastero, si cita l’anno 1407; quando le suore la videro in orazione nel loro coro, nonostante tutte le porte chiuse, convinte dal prodigio e dal suo sorriso, l’accolsero fra loro. Quando avvenne ciò Rita era intorno ai trent’anni e benché fosse illetterata, fu ammessa fra le monache coriste, cioè quelle suore che sapendo leggere potevano recitare l’Ufficio divino, ma evidentemente per Rita fu fatta un’eccezione, sostituendo l’ufficio divino con altre orazioni. La nuova suora s’inserì nella comunità conducendo una vita di esemplare santità, praticando carità e pietà e tante penitenze, che in breve suscitò l’ammirazione delle consorelle. Devotissima alla Passione di Cristo, desiderò di condividerne i dolori e questo costituì il tema principale delle sue meditazioni e preghiere. Gesù l’esaudì e un giorno nel 1432, mentre era in contemplazione davanti al Crocifisso, sentì una spina della corona del Cristo conficcarsi nella fronte, producendole una profonda piaga, che poi divenne purulenta e putrescente, costringendola ad una continua segregazione. La ferita scomparve soltanto in occasione di un suo pellegrinaggio a Roma, fatto per perorare la causa di canonizzazione di s. Nicola da Tolentino, sospesa dal secolo precedente; ciò le permise di circolare fra la gente. Si era talmente immedesimata nella Croce, che visse nella sofferenza gli ultimi quindici anni, logorata dalle fatiche, dalle sofferenze, ma anche dai digiuni e dall’uso dei flagelli, che erano tanti e di varie specie; negli ultimi quattro anni si cibava così poco, che forse la Comunione eucaristica era il suo unico sostentamento e fu costretta a restare coricata sul suo giaciglio. E in questa fase finale della sua vita, avvenne un altro prodigio, essendo immobile a letto, ricevé la visita di una parente, che nel congedarsi le chiese se desiderava qualcosa della sua casa di Roccaporena e Rita rispose che le sarebbe piaciuto avere una rosa dall’orto, ma la parente obiettò che si era in pieno inverno e quindi ciò non era possibile, ma Rita insisté. Tornata a Roccaporena la parente si recò nell’orticello e in mezzo ad un rosaio, vide una bella rosa sbocciata, stupita la colse e la portò da Rita a Cascia, la quale ringraziando la consegnò alle meravigliate consorelle. Così la santa vedova, madre, suora, divenne la santa della ‘Spina’ e la santa della ‘Rosa’; nel giorno della sua festa questi fiori vengono benedetti e distribuiti ai fedeli. Il 22 maggio 1447 Rita si spense, mentre le campane da sole suonavano a festa, annunciando la sua ‘nascita’ al cielo. Si narra che il giorno dei funerali, quando ormai si era sparsa la voce dei miracoli attorno al suo corpo, comparvero delle api nere, che si annidarono nelle mura del convento e ancora oggi sono lì, sono api che non hanno un alveare, non fanno miele e da cinque secoli si riproducono fra quelle mura. Per singolare privilegio il suo corpo non fu mai sepolto, in qualche modo trattato secondo le tecniche di allora, fu deposto in una cassa di cipresso, poi andata persa in un successivo incendio, mentre il corpo miracolosamente ne uscì indenne e riposto in un artistico sarcofago ligneo, opera di Cesco Barbari, un falegname di Cascia, devoto risanato per intercessione della santa. Sul sarcofago sono vari dipinti di Antonio da Norcia (1457), sul coperchio è dipinta la santa in abito agostiniano, stesa nel sonno della morte su un drappo stellato; il sarcofago è oggi conservato nella nuova basilica costruita nel 1937-1947; anche il corpo riposa incorrotto in un’urna trasparente, esposto alla venerazione degli innumerevoli fedeli, nella cappella della santa nella Basilica-Santuario di S. Rita a Cascia. Accanto al cuscino è dipinta una lunga iscrizione metrica che accenna alla vita della “Gemma dell’Umbria”, al suo amore per la Croce e agli altri episodi della sua vita di monaca santa; l’epitaffio è in antico umbro ed è di grande interesse quindi per conoscere il profilo spirituale di S. Rita. Bisogna dire che il corpo rimasto prodigiosamente incorrotto e a differenza di quello di altri santi, non si è incartapecorito, appare come una persona morta da poco e non presenta sulla fronte la famosa piaga della spina, che si rimarginò inspiegabilmente dopo la morte. Tutto ciò è documentato dalle relazioni mediche effettuate durante il processo per la beatificazione, avvenuta nel 1627 con papa Urbano VIII; il culto proseguì ininterrotto per la santa chiamata “la Rosa di Roccaporena”; il 24 maggio 1900 papa Leone XIII la canonizzò solennemente. Al suo nome vennero intitolate tante iniziative assistenziali, monasteri, chiese in tutto il mondo; è sorta anche una pia unione denominata “Opera di S. Rita” preposta al culto della santa, alla sua conoscenza, ai continui pellegrinaggi e fra le tante sue realizzazioni effettuate, la cappella della sua casa, la cappella del “Sacro Scoglio” dove pregava, il santuario di Roccaporena, l’Orfanotrofio, la Casa del Pellegrino. Il cuore del culto comunque resta il Santuario ed il monastero di Cascia, che con Assisi, Norcia, Cortona, costituiscono le culle della grande santità umbra.
Autore: Antonio Borrelli
fonte: www.santiebeati.it
| May 20
«Ama e fa' ciò che vuoi»
Sant' Agostino (commento alla 1 Gv 7,7-8)
Ama e fa’ ciò che vuoi;
sia che tu taccia, taci per amore;
sia che tu parli, parla per amore;
sia che tu corregga, correggi per amore;
sia che perdoni, perdona per amore;
sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene. May 19 Altre 4 tartarughe arricchiscono la mia bella collezione.
la prima, una tartaruga in legno, è un regalo di Daniela Mazzola
le altre 3 sono, splendide tartarughe in ceramica De Rosa Rinconada
Ecco le foto:
è gradito un commento
Felice giornata
LPP May 18
Il Mistero di Dio
Sant'Agostino
Un giorno Sant’Agostino passeggiava su una spiaggia cercando di penetrare con il suo acume il mistero di Dio.
Mentre era immerso in queste meditazioni, vide un bambino che con una conchiglia prendeva l’acqua del mare e la versava in una piccola buca.
Incuriosito il santo lo interrogò chiedendogli cosa stesse facendo. "Voglio mettere il mare dentro la buca" rispose il piccolo.
Sant’Agostino, con parole semplici cercò di spiegare al bambino che questo era impossibile.
Allora il piccolo aggiunse: "Prima che tu comprenda il mistero di Dio, io avrò messo tutto il mare nella buca".
Detto questo il bimbo disparve May 13
Il Piccolo Principe
(di Antoine de Saint-Exupéry)
XXI
In quel momento apparve la volpe. "Buon giorno", disse la volpe. "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. "Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..." "Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..." "Sono una volpe", disse la volpe. "Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..." "Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica". "Ah! scusa", fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: "Che cosa vuol dire <addomesticare>?" "Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?" "Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire <addomesticare>?" "Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?" "No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "<addomesticare>?" "E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>..." "Creare dei legami?" "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo". "Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..." "E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..." "Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe. La volpe sembro' perplessa: "Su un altro pianeta?" "Si".
"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?" "No". "Questo mi interessa. E delle galline?" "No". "Non c'e' niente di perfetto", sospiro' la volpe. Ma la volpe ritorno' alla sua idea: "La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..." La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe: "Per favore... addomesticami", disse. "Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose". "Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!" "Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe. "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..." Il piccolo principe ritorno' l'indomani. "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti". "Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe. "Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza". Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina: "Ah!" disse la volpe, "... piangero'". "La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..." "E' vero", disse la volpe. "Ma piangerai!" disse il piccolo principe. "E' certo", disse la volpe. "Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano". Poi soggiunse: "Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto". Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose. "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo". E le rose erano a disagio. "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa". E ritorno' dalla volpe. "Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi". "L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo. "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante". "E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo. "Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..." "Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.

May 05
Cinque maggio
(Alessandro Manzoni)
Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro, così percossa, attonita la terra al nunzio sta, muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale; né sa quando una simile orma di pie' mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà. Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque; quando, con vece assidua, cadde, risorse e giacque, di mille voci al sònito mista la sua non ha: vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, sorge or commosso al sùbito sparir di tanto raggio; e scioglie all'urna un cantico che forse non morrà. Dall'Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno; scoppiò da Scilla al Tanai, dall'uno all'altro mar. Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza: nui chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar. La procellosa e trepida gioia d'un gran disegno, l'ansia d'un cor che indocile serve, pensando al regno; e il giunge, e tiene un premio ch'era follia sperar; tutto ei provò: la gloria maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, la reggia e il tristo esiglio; due volte nella polvere, due volte sull'altar. Ei si nomò: due secoli, l'un contro l'altro armato, sommessi a lui si volsero, come aspettando il fato; ei fe' silenzio, ed arbitro s'assise in mezzo a lor. E sparve, e i dì nell'ozio chiuse in sì breve sponda, segno d'immensa invidia e di pietà profonda, d'inestinguibil odio e d'indomato amor. Come sul capo al naufrago l'onda s'avvolve e pesa, l'onda su cui del misero, alta pur dianzi e tesa, scorrea la vista a scernere prode remote invan; tal su quell'alma il cumulo delle memorie scese. Oh quante volte ai posteri narrar se stesso imprese, e sull'eterne pagine cadde la stanca man! Oh quante volte, al tacito morir d'un giorno inerte, chinati i rai fulminei, le braccia al sen conserte, stette, e dei dì che furono l'assalse il sovvenir! E ripensò le mobili tende, e i percossi valli, e il lampo de' manipoli, e l'onda dei cavalli, e il concitato imperio e il celere ubbidir. Ahi! forse a tanto strazio cadde lo spirto anelo, e disperò; ma valida venne una man dal cielo, e in più spirabil aere pietosa il trasportò; e l'avvïò, pei floridi sentier della speranza, ai campi eterni, al premio che i desideri avanza, dov'è silenzio e tenebre la gloria che passò. Bella Immortal! benefica Fede ai trïonfi avvezza! Scrivi ancor questo, allegrati; ché più superba altezza al disonor del Gòlgota giammai non si chinò. Tu dalle stanche ceneri sperdi ogni ria parola: il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola, sulla deserta coltrice accanto a lui posò.
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